L'effetto Purkinje (dal nome dell'anatomista ceco Jan Evangelista Purkyně che lo scoprì nel 1819) rappresenta la tendenza dell'occhio umano a percepire diversamente i colori in relazione alla quantità di luce presente nell'ambiente. In particolare in condizioni di forte luminosità si tende a distinguere maggiormente le tonalità di rosso mentre al contrario con scarsa luminosità è il blu che prevale.
Questo particolare effetto si manifesta con una variazione di contrasto. Ad esempio, alla luce del sole i fiori del geranio appaiono di un rosso brillante mentre le foglie di un verde profondo, effettuando la stessa osservazione al crepuscolo invece si può notare come la situazione si ribalti, i fiori appariranno stavolta tinti di rosso scuro tendente al nero mentre le foglie prima verde scuro risulteranno più luminose dei fiori. Se ancora effettuiamo la medesima osservazione di notte in condizioni di scarsissima luminosità l'occhio percepirà i fiori grigio scuro e le foglie grigio chiaro.
I tre differenti risultati delle precedenti osservazioni sono giustificati dal fatto che l'occhio trovandosi di volta in volta in situazioni diverse reagisce in maniera altrettanto diversa. Nel primo caso si trovava in condizioni di visione fotopica, nel secondo in visione mesopica e nel terzo in visione scotopica.
La sensibilità alla luce in visione scotopica varia con la lunghezza d'onda, benché la percezione sia essenzialmente in bianco e nero. L'effetto Purkinje non è altro che la relazione tra l'assorbimento massimo delle rodopsine, che raggiunge un massimo a 500 nm circa, e quello delle opsine nei coni, i quali lavorano maggiormente in visione fotopica.
In astronomia osservativa l'effetto Purkinje può falsare la stima della luminosità di una stella variabile quando comparata a stelle di colore diverso, specialmente se una di esse è rossa.