L'Europa Jupiter System Mission (EJSM) era una missione spaziale congiunta dell'Agenzia Spaziale Statunitense (NASA) e dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) che prevedeva l'utilizzo di due sonde spaziali automatiche e indipendenti per l'esplorazione coordinata del sistema gioviano. Il nome di lavoro utilizzato nei documenti ESA era EJSM-Laplace.[1]
Sul fronte NASA, questa missione si inseriva nel contesto della selezione di una missione di classe Flagship per l'esplorazione futura del Sistema solare esterno, mentre sul fronte ESA era inquadrata nella selezione di una missione di classe L (large) nell'ambito del programma Cosmic Vision 2015-2025. Il contributo dell'ESA non poteva superare i 700 milioni di euro[2] (pari a circa 1 miliardo di dollari), mentre per la NASA non esisteva un tetto preciso di spesa, benché il costo complessivo stimato, pari a 4,7 miliardi di dollari (di cui 3,7 miliardi forniti dalla NASA e appunto 1 miliardo dall'ESA),[3] il 7 marzo 2011 sia stato giudicato troppo elevato dal comitato di valutazione della Decadal Survey. Pertanto la missione poteva essere adottata dalla NASA solo a patto di tagliare significativamente la spesa. Il 2 maggio 2012 l'ESA aveva approvato la missione e avviato i lavori che avrebbero dovuto condurre al lancio nel 2020.[4]
A ESA e NASA era stata affidata rispettivamente la costruzione del Jupiter Ganymede Orbiter (JGO) e del Jupiter Europa Orbiter (JEO). Il Jupiter Ganymede Orbiter si sarebbe concentrato sullo studio di Ganimede e Callisto: entrato in orbita attorno a Giove, nel primo anno di attività avrebbe completato alcune orbite che avrebbero consentito di eseguire una decina di sorvoli ravvicinati di Callisto, prima di entrare in orbita attorno a Ganimede, dove sarebbe rimasto per almeno 10 mesi prima di impattare sulla sua superficie. Il JEO, invece, si sarebbe concentrato sullo studio di Europa ed Io: entrato in orbita attorno a Giove, avrebbe eseguito alcuni sorvoli di Io, Europa, Ganimede e Callisto prima di entrare in orbita attorno ad Europa e rimanervi per almeno 9 mesi, e cadere infine sulla sua superficie. Era stata avanzata la possibilità che l'Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) contribuisse al progetto con una terza sonda indipendente, il Jupiter Magnetospheric Orbiter (JMO),[5] che avrebbe avuto quale obiettivo primario lo studio della magnetosfera gioviana da un'orbita polare attorno al pianeta. Inoltre, anche la Russia aveva espresso il proprio interesse nella missione, contribuendo con un lander per Europa, che sarebbe stato lanciato separatamente con un lanciatore Sojuz 2-1c. Dopo la cancellazione della EJSM, il lander di Europa è stato riproposto nel 2009 all'agenzia spaziale russa federale (Roskosmos),
Le due sonde (eventualmente tre o quattro) sarebbero state lanciate separatamente. Nello studio di riferimento, le due sonde JEO e JGO sarebbero partite indicativamente nel 2020 e avrebbero raggiunto il sistema di Giove dopo circa 6 anni di crociera, nel 2026. A quel punto sarebbe iniziata la missione nominale, che si sarebbe conclusa circa tre anni dopo.[1] Nel caso non fosse stato possibile rispettare la finestra di lancio del 2020, era prevista una soluzione di backup per un lancio nel 2022.
Nel 2009, la missione è stata cancellata per tagli al budget della NASA. L'ESA, dal canto suo, ha deciso di continuare il progetto del JGO sotto il nome di Jupiter Icy Moons Explorer nell'ambito del programma Cosmic Vision 2015-2025.